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venerdì 9 gennaio 2015
venerdì 19 dicembre 2014
Ironia coniugale
"Nella seconda guerra mondiale avrebbero dovuto lanciare delle Elisa Versiglia nelle retrovie per fiaccare il morale dei soldati" (cit. Il Marito)
venerdì 14 ottobre 2011
DIALOGO (SUR)REALE
Tipica scena nella sala d’aspetto di un qualsiasi dottore della mutua.
La stanza è gremita di anziani, che per meglio passare il loro tempo libero si ritrovano nella calda ed economica sala d’aspetto del medico a far quattro chiacchiere in libertà.
Giuseppe: Ciao Gaspare, come va questa settimana?
Gaspare: Ah, caro Giuseppe, purtroppo il piede mi duole ancora.
Giuseppe: Ti sei alzato con il piede sbagliato, allora! Ma cos’hai?
Gaspare: Mah, il medico mi ha detto che ho una cosa strana… come si chiama?! La gatta, mi pare… In breve, mangio troppa carne!
Giuseppe: Sì, ho capito cos’è. Devi mangiare più verdura. Inoltre, un mio amico ha sentito dire che con la gatta bisogna lavarsi poco e mangiare le uova. Io invece sono venuto solo a fare una ricetta, ma è un’ora che aspetto.
Gaspare: Sono tutti lunghi stamattina?
Giuseppe: Stanno dentro un quarto d’ora l’uno. Nemmeno avessero qualcosa di grave. Io ho da fare, non posso stare qui tutto il mattino.
Gaspare: Eh, lo so. Pensa che l’altra settimana c’erano addirittura 12 persone e io sono stato qui dalle 6,30 alle 8,45.
Giuseppe: Ma la dottoressa non apre lo studio alle 8,30?
Gaspare: Eh, ma se arrivo alle 8,30 chissà quando esco!
Giuseppe: Hai ragione, lunedì prossimo verrò anch’io alle 6,30. Possiamo trovarci qui davanti. L’unica cosa è che comincia a fare freddo. Bisognerebbe dire alla dottoressa di lasciare lo studio aperto la sera prima.
Entra una nuova mutuata.
Giuseppe: Ciao Carmela! Chi non muore si rivede!
Carmela: Scherzate sempre, voi due, ma io il mese scorso me la sono vista brutta. Mi è venuta una tosse così forte che non riuscivo più a stare al telefono con mia figlia. Stavo talmente male che non sono nemmeno venuta dal dottore. E voi come state?
Gaspare: Io ho la gatta. Non devo mangiare tanta carne.
Giuseppe: Io sono andato a fare le analisi in ospedale. Buon sangue non mente.
Carmela: È tanto che aspettate? Io ho fretta.
Giuseppe: Eh, cara Carmela, per la fretta la gatta ha fatto i gattini ciechi. E comunque io sono qui da più di un’ora. Oggi sono tutti malati.
Carmela (scandalizzata): Ma sti giovani, non vanno a lavorare che sono sempre dal medico?
Giuseppe: Non ci sono più i giovani di una volta. Oggi non hanno voglia di lavorare. Io quand’ero giovane andavo in giro anche in inverno con i pantaloncini corti, mica come adesso con le canotte di lana e i jeans firmati! Io a vent’anni spaccavo le pietre!
Gaspare: Io ho lavorato in fabbrica vicino ai forni per 25 anni. Oggi quei lavori lì non li vuole fare più nessuno, assumono i stra-comunitari per farli.
Giuseppe (annuendo): Lavoro saltami addosso, che scappo a più non posso.
Carmela: Meno male che i miei figli sono diversi! Loro sì che si danno da fare: uno lavora alle poste, mentre l’altro, poverino, è tanto malato e lo hanno licenziato perché stava spesso a casa in mutua. È proprio una vergogna. Uno non ha nemmeno più il diritto di star male.
Giuseppe (alzandosi): Finalmente tocca a me. Ci vediamo lunedì, eh, Gaspare?
Gaspare: D’accordo. (Guarda l’ora). Accidenti se è tardi! Dal dottore ci verrò domani, adesso devo andare in macelleria.
La stanza è gremita di anziani, che per meglio passare il loro tempo libero si ritrovano nella calda ed economica sala d’aspetto del medico a far quattro chiacchiere in libertà.
Giuseppe: Ciao Gaspare, come va questa settimana?
Gaspare: Ah, caro Giuseppe, purtroppo il piede mi duole ancora.
Giuseppe: Ti sei alzato con il piede sbagliato, allora! Ma cos’hai?
Gaspare: Mah, il medico mi ha detto che ho una cosa strana… come si chiama?! La gatta, mi pare… In breve, mangio troppa carne!
Giuseppe: Sì, ho capito cos’è. Devi mangiare più verdura. Inoltre, un mio amico ha sentito dire che con la gatta bisogna lavarsi poco e mangiare le uova. Io invece sono venuto solo a fare una ricetta, ma è un’ora che aspetto.
Gaspare: Sono tutti lunghi stamattina?
Giuseppe: Stanno dentro un quarto d’ora l’uno. Nemmeno avessero qualcosa di grave. Io ho da fare, non posso stare qui tutto il mattino.
Gaspare: Eh, lo so. Pensa che l’altra settimana c’erano addirittura 12 persone e io sono stato qui dalle 6,30 alle 8,45.
Giuseppe: Ma la dottoressa non apre lo studio alle 8,30?
Gaspare: Eh, ma se arrivo alle 8,30 chissà quando esco!
Giuseppe: Hai ragione, lunedì prossimo verrò anch’io alle 6,30. Possiamo trovarci qui davanti. L’unica cosa è che comincia a fare freddo. Bisognerebbe dire alla dottoressa di lasciare lo studio aperto la sera prima.
Entra una nuova mutuata.
Giuseppe: Ciao Carmela! Chi non muore si rivede!
Carmela: Scherzate sempre, voi due, ma io il mese scorso me la sono vista brutta. Mi è venuta una tosse così forte che non riuscivo più a stare al telefono con mia figlia. Stavo talmente male che non sono nemmeno venuta dal dottore. E voi come state?
Gaspare: Io ho la gatta. Non devo mangiare tanta carne.
Giuseppe: Io sono andato a fare le analisi in ospedale. Buon sangue non mente.
Carmela: È tanto che aspettate? Io ho fretta.
Giuseppe: Eh, cara Carmela, per la fretta la gatta ha fatto i gattini ciechi. E comunque io sono qui da più di un’ora. Oggi sono tutti malati.
Carmela (scandalizzata): Ma sti giovani, non vanno a lavorare che sono sempre dal medico?
Giuseppe: Non ci sono più i giovani di una volta. Oggi non hanno voglia di lavorare. Io quand’ero giovane andavo in giro anche in inverno con i pantaloncini corti, mica come adesso con le canotte di lana e i jeans firmati! Io a vent’anni spaccavo le pietre!
Gaspare: Io ho lavorato in fabbrica vicino ai forni per 25 anni. Oggi quei lavori lì non li vuole fare più nessuno, assumono i stra-comunitari per farli.
Giuseppe (annuendo): Lavoro saltami addosso, che scappo a più non posso.
Carmela: Meno male che i miei figli sono diversi! Loro sì che si danno da fare: uno lavora alle poste, mentre l’altro, poverino, è tanto malato e lo hanno licenziato perché stava spesso a casa in mutua. È proprio una vergogna. Uno non ha nemmeno più il diritto di star male.
Giuseppe (alzandosi): Finalmente tocca a me. Ci vediamo lunedì, eh, Gaspare?
Gaspare: D’accordo. (Guarda l’ora). Accidenti se è tardi! Dal dottore ci verrò domani, adesso devo andare in macelleria.
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