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venerdì 24 giugno 2022

Insegnamenti della tradizione

In meno di una settimana, dallo zio laziale abbiamo imparato:

- che si può innestare una susina su un ciliegio (o viceversa 🤔)
- che il caffelatte se chiamato cappuccino ai bambini piace di più
- che il trattorino tagliaerba da guidare è simile agli autoscontri
- che esiste una varietà di pere chiamata "coscia"
- che il caffè con la sambuca è la morte sua
- che la frutta presa direttamente dalla pianta e mangiata senza nemmeno lavarla ha un altro sapore

Ma soprattutto che ritmi di vita più lenti e naturali non sono solo possibili, ma anche auspicabili, e che le chiacchiere intorno a un tavolo davanti a una fetta di salame o un caffè sono un patrimonio dell'umanità e andrebbero tutelate.

#graziezioFranco

mercoledì 20 dicembre 2017

Ieri sera, grazie all'aiuto del nano numero due, è caduto il terzo dentino di Giorgia.

mercoledì 15 novembre 2017

#pulcinachecresce #nonsonopronta

Stasera la Pulcina mi ha letto la sua prima fiaba. Un libro letto a me, da un'altra persona, dopo tanto, tanto tempo.
Ricordi di letture passate che affioravano prepotenti.
E tanto orgoglio per quelle poche righe lette a una sillaba per volta, a volte lettera per lettera, con impegno profondo.
E poi, all'improvviso, la resa: "Ora sono stanca, leggi tu".
E via a una lettura più sciolta, più veloce, mano impegnativa. Ma sicuramente meno emozionante. Almeno per me.

martedì 19 settembre 2017

Benvenuto nelle Coralline!

Oggi il Pulcino ha iniziato la materna. L'ho accompagnato a scuola con i suoi jeans e il suo maglioncino blu da cui spuntava, timido, il colletto bianco della camicia: il primo giorno di scuola va celebrato anche con un po' di eleganza! Il Nano è entrato trullo trullo e sorridente, riconoscendo la scuola in cui è transitato per due anni accompagnando la sorella prima di andare al nido. Quando abbiamo svoltato in un corridoio sconosciuto, però, ha avuto qualche tentennamento e alla vista delle nuove maestre mi ha guardata perso. Il mio cuore ha avuto un cedimento, così mi sono seduta accanto a lui a fare le costruzioni, sotto lo sguardo severo della maestra. Il Nano mi teneva vicina, guardandosi intorno un po' intimorito. Dopo un quarto d'ora è arrivato il momento della merenda coi biscotti, e lì ho visto un'ombra di speranza accendersi sul suo viso: non tutto è nuovo in questa scuola! Le maestre mi hanno fatto poi cenno di andare, così ho lasciato il Pulcino in balia dei suoi timori e delle sue timidezze, andando in ufficio con un groppo al cuore. Quando il nonno è andato a riprenderlo, dopo un paio d'ore, sembra lo abbia trovato sereno. A volte mi pare che siano più le mamme ad aver bisogno di assistenza, nei primi giorni di scuola.

mercoledì 13 settembre 2017

Si diventa grandi!

Abbiamo iniziato. La cartella più grande di noi, i codini di rito, la gonna di tulle, le lacrime in tasca di mamma, il cuore gonfio di emozioni, le maestre nuove. E Giorgia che chiede (un po' preoccupata) prima di dormire: "Mamma, ma come mi insegnano a leggere?". E le rassicurazioni di mamma, preoccupata più di Giorgia. Un altro passo verso l'indipendenza é compiuto. Tra qualche anno saprò fare senza di lei.

domenica 18 giugno 2017

Con ottime probabilità, anche quest'anno, credo per il sesto anno di fila, ci dimenticheremo del nostro anniversario di matrimonio. Un po' perché siamo pessimi nel ricordare date e ricorrenze, un po' perché prosciugati dai due Nani che, bontà loro, finalmente si sono messi a dormire (alle 23) dopo una giornata di passeggiate all'aperto, tanto per fare un esempio. E anche un po' perché sia io che il Marito, quando abbiamo deciso di unire i nostri Io in un Noi, lo abbiamo fatto pensando a un Noi decisamente più grande e più bello della somma delle nostre due identità, e questo Noi effettivamente lo celebriamo ad ogni compleanno, festa del papà e della mamma, Natale, Pasqua, ponti, gite fuori porta, ad ogni colloquio con le maestre, lezione di inglese e bracciata in piscina. In questo Noi a quattro voci c'è ormai poco spazio per il Noi originario, quello da cui tutto é partito. E va bene così. Perché sia io che il Marito non siamo la coppia da cuoricini e frasi sdolcinate sul diario Fb del consorte (il Marito in tutta onestà non mi ha nemmeno voluto dare l'amicizia virtuale perché dice che gli rompo già l'anima nella vita reale), non ci regaliamo cioccolatini né scriviamo poesie per l'altro, a volte non ci chiamiamo neanche "amore" o "tesoro". La frase con cui mi ha chiesto di formare una famiglia, in una brumosa domenica mattina di circa 9 anni fa, é stata: "Ho verificato che riesco a sopportarti. Ci sposiamo, a sto punto?". E, contro ogni apparenza, l'ho trovata una frase romantica davvero: dirmi con consapevolezza che era disposto a sopportare tutte le mie manie e i nervosismi e le ansie per il resto della sua vita mi é sembrata la dichiarazione più bella che potesse farmi. Come dicevo, non adottiamo frasi zuccherose, ma ci siamo l'uno per l'altra e tutti e due per i bambini. Ci siamo quando bisogna decidere come gestire una situazione difficile, ci siamo quando è ora di fare da taxi, ci siamo quando bisogna approntare la cena e svegliarsi durante la notte per una febbre o una pipì improvvisa. Ci siamo quando qualcuno sta male e ci siamo per una gita al mare. Ci siamo per prenderci in giro e ridere delle stesse cose. Poche parole ma tutti i fatti, quelli che contano e quelli che no. Perché l'importante, per come la vedo, non è mandarsi faccine innamorate, ma portare fuori la pattumiera al posto dell'altro quando fa freddo, fargli una tisana se sta male e dargli la propria coperta quando è intirizzito, ricordargli di prendere le medicine e aiutarlo a cercare la patente, dividersi le incombenze e spartirsi i pensieri. L'importante é scegliersi tutti i giorni.

mercoledì 6 aprile 2016

"La cosa più importante che ho imparato dopo i 40 anni è stato di dire no, quando doveva essere no" Gabriel Garcìa Marquez

venerdì 26 giugno 2015

Da ricordare, ma anche da rileggere, di tanto in tanto

Dal blog della mia amica Fioly http://www.bbodo.it/2015/03/26/le-cose-che-vorrebbe-dirti-il-tuo-bambino/

giovedì 11 giugno 2015

"Uno dei nostri difetti principali, nonché fonte d'infelicità, è la difficoltà nel renderci conto di ciò che abbiamo intorno. Soffriamo perché perdiamo di vista il valore di quello che abbiamo davanti, vagheggiando, spesso a torto, attrattive che immaginiamo esistere altrove." A. De Botton, J. Armstrong

giovedì 7 maggio 2015

I figli ci assomigliano moltissimo. Ci osservano, ci studiano, ci ammirano, ci adorano. Ci odiano, più avanti negli anni. Ma soprattutto ci copiano. Non importa quel che cerchiamo di insegnare loro, quello che diciamo, come predichiamo. Quello che conta davvero è come ci comportiamo in loro presenza, loro prenderanno spunto da lì per fare altrettanto in situazioni analoghe. Questo per me significa che i figli ci spingono, con la loro mera presenza, a migliorarci. Loro sono i nostri specchi. In ciò che dicono, nei loro giochi, nelle loro azioni quotidiane, possiamo vedere chi siamo veramente, possiamo realizzare di dire parole o addirittura frasi di cui non ci rendiamo conto, possiamo ricosconoscere un gesto o persino un tic. Osservando i propri figli, come per altri versi i propri genitori, ci vediamo un po' da fuori, ci rendiamo conto di quanto possiamo essere piacevoli o, viceversa, molesti in determinate occasioni. Ecco allora che lo "specchio" diventa occasione di riflessione profonda e di mutamento, quasi una psicoterapia a costo zero. La difficoltà è avere la forza di osservare e riconoscere nei comportamenti dei piccoli le nostre debolezze, per poi farsi forza insieme e cambiare. Con loro e per loro, ne vale la pena.

martedì 21 aprile 2015

Come insegnare ai figli. Lasciandoli liberi di provare

"Apprendere significa sperimentare. Il resto è solo informazione" A. Einstein

venerdì 27 febbraio 2015

"Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone". Steinbeck

venerdì 13 febbraio 2015

"L' età è un limite, il tempo è libertà". Marc Augé

venerdì 12 settembre 2014

Seneca

"...non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare"

martedì 15 aprile 2014

La mia seconda pancia

La mia seconda pancia è molto diversa dalla prima. Sarà che sono più vecchia di tre anni, sarà che sono più stanca causa pulcis di due anni e otto mesi che sta attraversando la fase "terrible two", sarà che abbiamo tutti passato un mese di poca salute, ma non riesco ad essere ginnica e sprintosa come con la pancia precedente. La mia seconda pancia è azzurra, e se ne frega bellamente della mia preferenza per le quote rosa. La mia seconda pancia è prepotente: a sole 18 settimane già reclama il mio stomaco, che non può più tollerare periodi di lunghi digiuni, che soffre di bruciori per parecchie ore al giorno e che non mi concede più nemmeno un sorso di birra con la pizza. La mia seconda pancia ha la scadenza 11/9... se non è un monito questo, ditemi voi. La mia seconda pancia è tranquilla: ancora non ho avvertito, se non in qualche rara occasione, il frullìo delle prime capriole percepibili. La mia seconda pancia, per ora, è al sicuro e mi accompagna in ogni luogo io desideri. Stasera, ad esempio, andiamo a teatro. La mia seconda pancia sarà anche l' ultima, direi che è più che sufficiente.

domenica 2 giugno 2013

Nel mio piccolo, e certamente senza i suoi problemi, condivido

"E' una sensazione che ogni tanto ti travolge. Perché col tempo uno si attrezza e riesce a trovare un po' di spazio per sé. Qualche ora, s'intende. Col tempo riesci a mollare tuo figlio a qualcuno e decidi di godertela. Il più delle volte, però, sei talmente preso dalla routine che quando resti da solo entri nel pallone e non sai che cosa fare" (da Zigulì, di Massimiliano Verga)