sabato 19 maggio 2012
Una Birba nel bosco
C’era una volta, ma c’è ancora oggi anche se ha qualche anno in più, una cagnetta vivace, ma così vivace, che quando non combinava un guaio lo stava sicuramente progettando.
Questa cagnetta si chiamava Birba ed era arrivata nella famiglia di Ugo quasi per caso.
Ugo e i suoi bimbi cercavano un cane da un po’ di tempo, ma non volevano un cane qualsiasi, no, volevano un cane con un carattere, un cane che fosse simpatico, a cui volere bene, da portare con sé andando a raccogliere le castagne o a pescare. Così, Ugo, Giulia e Vittorio erano andati moltissime volte al canile per cercare il cucciolo dei loro desideri, ma ogni volta tornavano a casa da mamma Beatrice delusi e a mani vuote. Finché un giorno Paola, un’amica della mamma, aveva telefonato dicendo che alcuni suoi conoscenti avevano una cagnetta proprio simpatica, forse un po’ birichina ma molto affettuosa. Purtroppo, questi suoi amici lavoravano entrambi fuori casa e la cagnetta da sola soffriva perché voleva compagnia. E quindi diventava dispettosa: portava i panni sotto il letto, rosicchiava il divano della nonna, faceva pipì sul tappeto persiano e via dicendo.
- Che ne dici, Bea, ve la sentite di prendere una cagnetta così vivace?, aveva chiesto Paola.
Beatrice non aveva saputo dire di no al pensiero di un cucciolo tutto il giorno a casa da solo a combinare guai, tanto più che lei lavorava in casa e poteva fargli compagnia. E così Birba era arrivata, per la gioia di Giulia e Vittorio, che non smettevano di abbracciarla, tirarle le orecchie e la coda, accarezzarla, far suonare le palline di gomma coloratissima che costituivano il suo corredo e chiamarla per giocare. Sembravano proprio matti di felicità. E in effetti lo erano.
Birba aveva dimostrato il suo carattere giocoso appena era entrata in casa: non era ancora tra le braccia di Beatrice che già le aveva morsicato gli occhiali ed era scappata via con una lente in bocca!
Qualche giorno dopo aveva rubato il cappello di paglia di Beatrice e lo aveva portato nella cuccia per morderlo un po’. Ma Beatrice aveva capito che Birba in fondo era buona, anche se un po’ vivace, così la coccolava il più possibile e la portava spesso a fare delle passeggiate nei prati perché potesse correre tranquilla e sfogare tutte le energie.
Un giorno, Ugo, Giulia e Vittorio avevano deciso di andare a raccogliere le castagne e avevano portato Birba insieme a loro. Erano saliti tutti quanti sulla vecchia punto verde ed erano andati in montagna. Scesi dalla macchina, si erano incamminati per i boschi, in cerca di mele selvatiche e castagne.
Birba non poteva credere alle sue narici:
- Ma cosa sono tutti questi profumi?, pensava.
Aveva sempre vissuto in città e non conosceva l’odore umido delle foglie cadute, il profumo delle more selvatiche né quegli strani esserini che strisciavano sotto le foglie. Birba era curiosissima e continuava a saltellare come una pazza dietro questa o quella foglia che si muoveva, correva più veloce che poteva da una parte e dall’altra e poi andava a mettere il naso in tutti i buchi che trovava.
A un certo punto Birba si era guardata attorno:
- Ma dove sono andati i miei padroni?, aveva pensato. Non sento più nemmeno le loro voci!
Birba era subito tornata indietro, ma ormai era troppo tardi: si era persa!
- Adesso come faccio?, aveva guaito disperata.
Si era messa seduta a piangere, poi aveva deciso che la sua famiglia era molto importante per lei e che l’avrebbe ritrovata.
Si era quindi alzata, in cerca di qualcuno che potesse darle una mano. Annusa e annusa aveva sentito un odore strano, più forte degli altri. Aveva messo il naso nell’ennesimo buco quando… ahia! Lo aveva tirato immediatamente fuori, con una spina proprio sulla punta. Subito dopo era spuntato il musetto di uno strano animale, tutto pieno di spine:
- Ehi! Cosa ci facevi nella mia tana?, aveva detto una minuscola bocca.
- Scusa!, aveva risposto Birba, Io non sapevo che fosse la tua casa. Mi sono persa nel bosco ed ero in cerca di qualcuno che potesse aiutarmi. Finalmente l’ho trovato. A proposito, io sono Birba, e tu?
- Piacere, io sono Ciccio il riccio e vivo in questa foresta. Tu da dove vieni?
- Dalla città. Sono venuta in macchina con i miei padroni ma ora li ho persi. Sai come si esce da questa foresta?
- Certo! Se vuoi uscire devi tornare indietro lungo i cespugli di rovi, finché trovi il sentiero. Lì vicino c’è la casa di Ubaldo il leprotto. Se bussi educatamente lui ti aprirà e ti indicherà da che parte devi andare. Se vuoi trovare la porta di Ubaldo, guarda sotto la quercia più alta. Buon viaggio!
- Grazie per l’aiuto, Ciccio, ma prima di andarmene devo sapere cos’è una quercia!, aveva detto Birba giusto prima che il riccio tornasse nella sua tana.
- È un albero grossissimo, che fa le ghiande, non ti puoi sbagliare.
- Va bene, grazie ancora, aveva urlato Birba cominciando a correre.
In capo a pochi minuti Birba era arrivata di fronte a un fusto molto alto, proprio vicino al sentiero. Ci aveva girato attorno un po’ di volte senza vedere nessuna porta, quando a un tratto un orecchio irritato le era spuntato davanti:
- E tu cosa fai, che è un po’ che giri attorno alla mia tana?, aveva detto Ubaldo stizzito.
Birba, colta di sprovvista, aveva fatto un salto indietro. Poi si era ripresa:
- Cercavo la tua porta. Mi sono persa e sto cercando di uscire dal bosco. Ciccio mi ha detto di arrivare alla quercia e poi di chiedere a Ubaldo. Sei tu?
- Sì, sono io. Devi proseguire lungo il sentiero da quella parte, verso gli abeti. Quando ci arrivi chiama forte gufo Lucio. Non sarà molto contento di essere svegliato, ma ti dirà come proseguire, aveva risposto Ubaldo andandosene.
Era stato così veloce che Birba non era nemmeno riuscita a ringraziarlo. Pazienza!, aveva pensato, e si era incamminata veloce.
Nel frattempo, Ugo, Giulia e Vittorio si erano accorti che Birba era sparita, e la cercavano disperatamente.
- Birba, dove sei andata?, singhiozzava Giulia.
- Torna, ti prego! Senza di te non ci divertiamo, frignava Vittorio.
Ugo correva tutto intorno, urlando con quanto fiato aveva in gola:
- Birba, siamo qui! Birbaaaaaaaa! Ci senti?
Ma niente, Birba non arrivava.
Birba era giunta agli abeti, e chiamava gufo Lucio a gran voce.
Dopo alcuni minuti, ecco un battito d’ali e una voce seccata:
- Chi è che disturba il mio sonno?, aveva chiesto arrabbiato e ancora addormentato Lucio.
- Sono Birba. Mi sono persa nella foresta. Per uscire da che parte devo andare?
- Di là. Lucio aveva alzato un’ala e aveva indicato la direzione, rimettendosi a dormire.
Birba aveva ricominciato a correre, chiedendosi come avrebbe proseguito dopo, quando aveva sbattuto in Germano il tasso.
- Ahi! Ma sei matta a correre così per il sentiero?, si era lamentato Germano.
- Scusa, ma mi sono persa e ho molta fretta di ritrovare i miei padroni. Manca ancora tanto per uscire dalla foresta?
- No, sei quasi arrivata. Anche io vado da quella parte, se vuoi facciamo la strada insieme, aveva proposto Germano.
- Va bene, grazie.
Birba e Germano avevano corso assieme una decina di minuti quando erano sbucati in una radura.
- Ehi, ma questo posto lo conosco!, aveva esclamato Birba.
Subito dopo aveva sentito la voce di Ugo che la chiamava.
- Ma questa è la voce del mio padrone! Evviva, li ho ritrovati!, aveva esultato. Ciao Germano, io vado dalla mia famiglia, grazie di tutto.
Birba era sfrecciata nella direzione delle voci.
- Bau, bau, eccomi padroncini!
Birba non stava più nella pelle. Era corsa incontro a Giulia e le era saltata in braccio. Poi aveva leccato la faccia di Vittorio, che si era subito avvicinato.
- Papà. Papà, guarda! Birba è tornata!, avevano gridato felici i bambini.
Ugo voleva sgridare quella furfantella di una cagnetta, ma poi aveva capito che anche Birba si era un po’ spaventata in quell’avventura nel bosco, così aveva preso la borsa di castagne raccolte e si era incamminato con Giulia e Vittorio verso la macchina.
A casa, Beatrice aveva preparato caldarroste per tutti e un bel piatto di pappa per Birba, mentre i bimbi le raccontavano la paura di aver perso il cucciolo tanto amato.
Peccato che Birba non potesse parlare, quante cose avrebbe potuto raccontare quella sera!
sabato 12 maggio 2012
Progetto PA
Il progetto PA (che qui è Perfida Albione, non certo Pubblica Amministrazione) ha di recente ripreso un certo vigore, anche grazie a due fatti non del tutto legati alla mia volontà.
Qualche mese addietro avevo infatti incontrato casualmente una signora (o dovrei dire ragazza visto che siamo praticamente coetanee?) inglese che passava sotto casa mia e con una certa faccia tosta l'avevo fermata per chiederle informazioni per eventuali chiacchiere in lingua con me e la pulcina. Dopo svariate discussioni con il marito che mi dava (per la verità continua a farlo) della maniaca dell'istruzione ad oltranza ad una bambina poco più che neonata, a marzo ho finalmente preso le redini in mano e chiamato la suddetta madrelingua per prendere accordi: da allora io e la pulcina facciamo felicemente due ore di conversazione la settimana con Mel, che si è rivelata oltretutto di una squisitezza e generosità inaspettate, consigliandoci e regalandoci persino alcuni libri non più usati dalla sua bambina.
Questo fatto, che già da solo ha dato slancio al progetto, è stato affiancato da un altro avvenimento casuale: al mare ho incontrato una conoscente con un bambino di tre anni e un altro di un paio di mesi più giovane della mia, con i quali parla tranquillamente inglese, pur essendo italiana sposata con un italiano. Ci siamo confrontate sulle nostre rispettive esperienze e aver visto lei tranquilla nelle sue convinzioni nonostante l'inglese non sia nemmeno per lei la lingua madre mi ha rinfrancata. Perseverare sempre, mollare mai. Però con un motivatore affianco, magari.
venerdì 11 maggio 2012
Election day
Essendo ancora a casa in maternità e volendo restare in questa condizione il più a lungo possibile, cerco di raccimolare qua e là qualche soldino per le nostre necessità quotidiane, con tagli sul non necessario (cosa che dovrebbe imparare a fare anche il governo) e con attività come il segretario ai seggi elettorali, attività assai poco pagata, sigh sigh.
Era la mia prima volta come segretario ma la fortuna ci ha concesso delle elezioni con due sole liste, nessuna discussione al momento dello spoglio e una vicina di seggio molto preparata, che mi ha dato parecchie dritte al momento giusto.
E' stata una bella esperienza, anche considerato che ho passato i primi (quasi) tre giorni da nove mesi e mezzo senza la pulcina al seguito. Eravamo un po' preoccupati al pensiero di lasciarla in altrui mani, ma la cucciola ha retto benissimo la nostra assenza, facendosi coccolare da bis-zii e nonni di turno e beccandosi un surplus di baci e giochi al nostro rientro. Credo che questa esperienza abbia fatto bene a tutti: alla piccola che impara a stare anche con altre persone oltre ai genitori, ai nonni che non vedevano l'ora di stare con lei, a me che per qualche ora mi sono occupata di altro che non pappe e pannolini e, ultimo ma non ultimo, ai nostri portafogli. Alle prossime elezioni, dunque!
lunedì 20 febbraio 2012
Mesiversari
Oggi mia figlia compie 7 mesi. A parte il fatto che sono volati, che sembra ieri che ero in ospedale con un frugoletto di 3.400 grammi in braccio di cui non sapevo cosa fare, che avevo paura a infilarle i body e a tenerla in braccio, che mi sentivo spaventata e anche un po' irresponsabile, che le ricamavo bavaglioli e lenzuolini... ieri che ha fatto il primo sorriso, che le è spuntato il primo dentino, che ha assaggiato la prima pappa, che è stata seduta da sola la prima volta... bè quello è stato ieri veramente. I sette mesi più felici della mia vita, probabilmente. Ora provo una serenità d'animo e una pace che non ricordo di aver mai avuto, sempre presa da mille progetti e corsi come ero. Sarà anche che sono a casa dal lavoro e che l'unico problema che ho nella giornata è che la cucciola si possa stufare se non usciamo o giochiamo. Sono un po' spaventata dalla ripresa del lavoro: il carico emotivo che mi porterò dietro mi farà essere nervosa con lei? Mi auguro di riuscire a lasciar sullo zerbino insieme alle scarpe inzaccherate le incazzature della giornata lavorativa e di poter dedicare a una qualità assoluta le poche ore serali che mi rimarranno libere per lei. Però non vedo l'ora che sia abbastanza grande da poterle leggere Harry Potter e vedere i film insieme, chissà se le piaceranno.
Sabato l'abbiamo portata in piscina per la prima volta: subito era un po' titubante e si aggrappava con le braccine al mio costume o ai peli del papà, poi, dopo averla fatta giocare e aver fatto i salami come sono due neogenitori sanno fare, si è un po' rilassata, anche se manteneva l'allerta gialla, per dirla secondo il "codice" imparato al corso di autodifesa. Il lato più positivo della giornata in piscina è che si è stancata tantissimo -muoveva in continuazione le gambette, di tanto in tanto schizzandosi il visino- quindi abbiamo goduto di un pomeriggio di tranquillità, una volta tornati a casa.
Sabato l'abbiamo portata in piscina per la prima volta: subito era un po' titubante e si aggrappava con le braccine al mio costume o ai peli del papà, poi, dopo averla fatta giocare e aver fatto i salami come sono due neogenitori sanno fare, si è un po' rilassata, anche se manteneva l'allerta gialla, per dirla secondo il "codice" imparato al corso di autodifesa. Il lato più positivo della giornata in piscina è che si è stancata tantissimo -muoveva in continuazione le gambette, di tanto in tanto schizzandosi il visino- quindi abbiamo goduto di un pomeriggio di tranquillità, una volta tornati a casa.
mercoledì 1 febbraio 2012
L'anno della fine del mondo
E così siamo nel 2012. Io sono ancora a casa in maternità, con scarsissima voglia di rientrare al lavoro. I miei esperimenti di insegnare inglese alla piccola proseguono con sempre meno convinzione, dovrei trovare un motivatore. Eppure ritengo che sia importante, è solo che non mi sento all'altezza né preparata a sufficienza per questo compito. Bisognerebbe prendere una tata inglese (che avrei anche trovato) ma mio marito non è dell'idea. Pensa che sia meglio mandarla al nido, che lì impara di più, che sta con gli altri bambini... Insomma, chissà se la pupa imparerà l'inglese prima delle elementari. Devo andare, si è svegliata.
mercoledì 23 novembre 2011
Esperimento
Oggi guardo la data sul calendario e mi accorgo che praticamente è già passato un mese dall'ultimo post. Incredibile.
Ormai sono in maternità facoltativa e procedo con l'esperimento della lingua inglese, a dire il vero parecchio faticoso e poco naturale. Comunque persevero con i cd di lullabies e il mini vocabolario per bebè che sto apprendendo.
Ieri sera ho anche provato a leggere un libro a Giorgia. Ora sto leggendo "Il fumo di Birkenau" e avendo poco tempo a disposizione ho provato a leggere a Giorgia quello, anziché le solite filastrocche. Mi sembrava interessata! In realtà credo che per ora le interessi solo il suono della mia voce, però era tutta attenta. Mi è piaciuto molto. Lo rifarò di sicuro.
Ormai sono in maternità facoltativa e procedo con l'esperimento della lingua inglese, a dire il vero parecchio faticoso e poco naturale. Comunque persevero con i cd di lullabies e il mini vocabolario per bebè che sto apprendendo.
Ieri sera ho anche provato a leggere un libro a Giorgia. Ora sto leggendo "Il fumo di Birkenau" e avendo poco tempo a disposizione ho provato a leggere a Giorgia quello, anziché le solite filastrocche. Mi sembrava interessata! In realtà credo che per ora le interessi solo il suono della mia voce, però era tutta attenta. Mi è piaciuto molto. Lo rifarò di sicuro.
mercoledì 26 ottobre 2011
Effetti collaterali
L'effetto collaterale di un figlio? Che vedi talmente poco tuo marito che lui non si ricorda nemmeno più come ti chiami. In senso letterale, dico. Ieri sera il mio mi ha chiamata Luisa :-(
lunedì 24 ottobre 2011
LE SCOPERTE DI PALLINO (racconto per concorso Borgo Loreto)
Guardo Pallino, il mio soriano dal pelo candido come neve, avventurarsi fuori dalla porta finestra e poi veloce giù per la grondaia. Va a spasso per i balconi e i terrazzi di via Vittorio Emanuele impettito come un damerino ottocentesco in cerca di avventure. Lo vedo uscire tutte le mattine verso le 10, ma oggi mi chiedo dove sparisce e decido di seguirlo. Certo calarmi dalla grondaia non è una soluzione praticabile, quindi mi sbrigo ad uscire dal civico 51 sperando che Pallino nel frattempo non svanisca nel nulla. Uscita dal portoncino di casa guardo in su e lo intravedo, beatamente appollaiato sul balcone dell’ottico Simonato, che osserva attento le vetrine della macelleria accanto. Quando comincio a pensare che in realtà le sue avventure non sono altro che la ricerca di un boccone particolarmente ghiotto, eccolo partire veloce come un fulmine in direzione di Loreto. Quasi lo perdo di vista, ma poi scorgo la coda entrare nella chiesetta omonima da uno spiraglio di finestra lasciato aperto in occasione delle pulizie annuali in vista della festa settembrina. Mi avvicino, sbircio dentro. Buio. Di Pallino nessuna traccia. Prima o poi lo vedrò pur uscire, mi dico. E così mi siedo davanti all’ingresso della chiesetta e osservo la vita passare: una signora con pesanti borse della spesa, una nonna con nipotina sul passeggino ormai sgangherato, un uomo di mezz’età con bicicletta anni ’60 e polo a righe… ma di Pallino nemmeno l’ombra.
Rintoccano le 12. E’ impossibile che Pallino sia ancora dentro la chiesetta –a far cosa, poi?- ma d’altronde non l’ho visto uscire, e sono sempre rimasta piazzata davanti alla piccola entrata.
Torno a casa per prepararmi un pasto veloce e noto Pallino che mi scruta con aria maliziosa al di là della porta finestra. Mi è sfuggito, anche se non capisco come ciò sia potuto succedere. Decido che scoprire qualcosa in più sulle sue avventure diurne diventa una questione di principio e che lo pedinerò fino a quando non verrò a capo della faccenda.
Il mattino dopo, quando Pallino si cala per la grondaia, arraffo la borsa e mi precipito giù per le scale più veloce che riesco. Pallino sta di nuovo ammirando le salamelle in vetrina come a pregustare un delizioso bocconcino e sembra che mi attenda. Con calma, si avvia verso Loreto ed eccolo sparire ancora tra le sbarre della piccola finestra vicino all’ingresso. Non mi perdo d’animo e recupero le chiavi che mi sono fatta prestare dai priori con una scusa. Entro. Appena gli occhi si sono abituati alla penombra mi guardo intorno in cerca del soriano. La cappella è piccola eppure lui si è nascosto bene perché non riesco a individuarlo da nessuna parte: ispeziono i banchi, sposto la tovaglia ricamata dell’altare, ammucchio i cestini portati per la festa. Niente.
Ad un tratto, un movimento nell’angolo attira la mia attenzione: mi avvicino e scorgo un buco grosso quanto una mela, proprio in fondo alla cappella. Pallino di certo si è infilato lì dentro.
“Strano –penso rientrando a casa- nessuno si è mai accorto del muro rovinato, chissà da quanto è così. Magari ci passano i topi e Pallino è interessato a quelli”.
Nel pomeriggio, però, decido di tornare per un sopralluogo e dare un’occhiata ulteriore alla fessura: in ogni caso bisognerà ripararla a breve, magari con i fondi raccolti con il banco di beneficenza organizzato ogni anno per la festa. Mi chino con il viso all’altezza del foro e mi pare di sentire dell’aria fresca. Che ci sia un passaggio con l’esterno? No, mi dico, è estate, l’aria sarebbe piuttosto calda se arrivasse dall’esterno. Vado a controllare fuori e in effetti non trovo nessuna fenditura, o crepa, o altri segni di rovina. Il mistero si infittisce.
Torno con i priori e faccio loro vedere la mia scoperta, o meglio la scoperta di Pallino. Concordano sul fatto che la cappella vada sistemata al più presto e decidono di coinvolgere il Comitato dei festeggiamenti di borgo Loreto, che si occuperà della sistemazione del muro e delle relative spese.
Passano i giorni e io mi dimentico del buco, fino a quando vedo Pallino tornare da una delle sue scorribande coperto di ragnatele. “Allora non hanno ancora aggiustato la cappella!”, mi dico. Sono certa che Pallino arriva da lì.
Decido di andare a parlare con qualcuno del comitato per approfondire la questione. Il muro non è ancora stato aggiustato, vengo a sapere, perché c’è la possibilità che il pertugio in realtà porti a qualcosa di interessante: tra la fine del Settecento e la metà dell’Ottocento nel terreno intorno alla cappella era stato costruito un cimitero, in seguito rimpiazzato dall’attuale esistente in via Corio. Certo la cappella va preservata perché i ciriacesi le sono affezionati, ma la notizia è di rilievo e merita di essere verificata.
Arriva l’inverno e finalmente qualcosa si muove: viene effettuato con molta cautela uno scavo sotto il pavimento della chiesetta verso l’esterno ed effettivamente torna alla luce una piccola tomba, appartenuta a una nota famiglia ciriacese dell’Ottocento. Lo scoop giunge ai giornali, prima locali e poi nazionali, così curiosi e turisti arrivano a frotte per ammirare la tomba rimasta sotterrata per oltre centocinquant’anni, lasciando spesso un’offerta alla Madonna di Loreto.
È tornata l’estate. Da quest’anno il borgo non ha più problemi di budget per organizzare la festa annuale, mentre Pallino, diventato una celebrità locale, riceve frattaglie ogni volta che passa - piuttosto spesso in verità- davanti alla sua macelleria favorita.
L’unico problema è che Pallino è diventato Pallone a furia di ghiottonerie: mi toccherà metterlo a dieta stretta e sgridare il macellaio se voglio far tornare alla luce nei prossimi anni altre rarità presenti nel borgo.
Rintoccano le 12. E’ impossibile che Pallino sia ancora dentro la chiesetta –a far cosa, poi?- ma d’altronde non l’ho visto uscire, e sono sempre rimasta piazzata davanti alla piccola entrata.
Torno a casa per prepararmi un pasto veloce e noto Pallino che mi scruta con aria maliziosa al di là della porta finestra. Mi è sfuggito, anche se non capisco come ciò sia potuto succedere. Decido che scoprire qualcosa in più sulle sue avventure diurne diventa una questione di principio e che lo pedinerò fino a quando non verrò a capo della faccenda.
Il mattino dopo, quando Pallino si cala per la grondaia, arraffo la borsa e mi precipito giù per le scale più veloce che riesco. Pallino sta di nuovo ammirando le salamelle in vetrina come a pregustare un delizioso bocconcino e sembra che mi attenda. Con calma, si avvia verso Loreto ed eccolo sparire ancora tra le sbarre della piccola finestra vicino all’ingresso. Non mi perdo d’animo e recupero le chiavi che mi sono fatta prestare dai priori con una scusa. Entro. Appena gli occhi si sono abituati alla penombra mi guardo intorno in cerca del soriano. La cappella è piccola eppure lui si è nascosto bene perché non riesco a individuarlo da nessuna parte: ispeziono i banchi, sposto la tovaglia ricamata dell’altare, ammucchio i cestini portati per la festa. Niente.
Ad un tratto, un movimento nell’angolo attira la mia attenzione: mi avvicino e scorgo un buco grosso quanto una mela, proprio in fondo alla cappella. Pallino di certo si è infilato lì dentro.
“Strano –penso rientrando a casa- nessuno si è mai accorto del muro rovinato, chissà da quanto è così. Magari ci passano i topi e Pallino è interessato a quelli”.
Nel pomeriggio, però, decido di tornare per un sopralluogo e dare un’occhiata ulteriore alla fessura: in ogni caso bisognerà ripararla a breve, magari con i fondi raccolti con il banco di beneficenza organizzato ogni anno per la festa. Mi chino con il viso all’altezza del foro e mi pare di sentire dell’aria fresca. Che ci sia un passaggio con l’esterno? No, mi dico, è estate, l’aria sarebbe piuttosto calda se arrivasse dall’esterno. Vado a controllare fuori e in effetti non trovo nessuna fenditura, o crepa, o altri segni di rovina. Il mistero si infittisce.
Torno con i priori e faccio loro vedere la mia scoperta, o meglio la scoperta di Pallino. Concordano sul fatto che la cappella vada sistemata al più presto e decidono di coinvolgere il Comitato dei festeggiamenti di borgo Loreto, che si occuperà della sistemazione del muro e delle relative spese.
Passano i giorni e io mi dimentico del buco, fino a quando vedo Pallino tornare da una delle sue scorribande coperto di ragnatele. “Allora non hanno ancora aggiustato la cappella!”, mi dico. Sono certa che Pallino arriva da lì.
Decido di andare a parlare con qualcuno del comitato per approfondire la questione. Il muro non è ancora stato aggiustato, vengo a sapere, perché c’è la possibilità che il pertugio in realtà porti a qualcosa di interessante: tra la fine del Settecento e la metà dell’Ottocento nel terreno intorno alla cappella era stato costruito un cimitero, in seguito rimpiazzato dall’attuale esistente in via Corio. Certo la cappella va preservata perché i ciriacesi le sono affezionati, ma la notizia è di rilievo e merita di essere verificata.
Arriva l’inverno e finalmente qualcosa si muove: viene effettuato con molta cautela uno scavo sotto il pavimento della chiesetta verso l’esterno ed effettivamente torna alla luce una piccola tomba, appartenuta a una nota famiglia ciriacese dell’Ottocento. Lo scoop giunge ai giornali, prima locali e poi nazionali, così curiosi e turisti arrivano a frotte per ammirare la tomba rimasta sotterrata per oltre centocinquant’anni, lasciando spesso un’offerta alla Madonna di Loreto.
È tornata l’estate. Da quest’anno il borgo non ha più problemi di budget per organizzare la festa annuale, mentre Pallino, diventato una celebrità locale, riceve frattaglie ogni volta che passa - piuttosto spesso in verità- davanti alla sua macelleria favorita.
L’unico problema è che Pallino è diventato Pallone a furia di ghiottonerie: mi toccherà metterlo a dieta stretta e sgridare il macellaio se voglio far tornare alla luce nei prossimi anni altre rarità presenti nel borgo.
domenica 23 ottobre 2011
Primi Progressi nel Progetto
Come procede con l'inglese? Bè, ieri abbiamo comprato a Giorgia due cd di lullabies e canzoni per bambini e stamattina ne abbiamo sentito uno. Certo che la vecchia fattoria (che tradotta diventa Old McDonald had a farm) in inglese è un po' strana!! Però è stato carino.
Ora mi cerco i testi e me li studio. E io che pensavo che dopo l'università avrei smesso... illusa!
Ho appena trovato qs sito http://learnenglishkids.britishcouncil.org/en/ con giochi, musica e tutto quel che si può immaginare in inglese! Favoloso! I giochi sono uno spasso.
Ora mi cerco i testi e me li studio. E io che pensavo che dopo l'università avrei smesso... illusa!
Ho appena trovato qs sito http://learnenglishkids.britishcouncil.org/en/ con giochi, musica e tutto quel che si può immaginare in inglese! Favoloso! I giochi sono uno spasso.
sabato 22 ottobre 2011
La perfida Albione
Ho deciso di insegnare a mia figlia l'inglese. In che termini farò ciò è ancora da stabilire, ma intanto ho tirato fuori i libri di Beatrix Potter in lingua, ho cercato sul vocabolario parole a me finora sconosciute come nappy, bib e feeding bottle, voglio comprare un libro di lullabies con cd e impararle, mi sono confrontata con il blog bilinguepergioco.com, dove in effetti ho trovato moltissimi spunti interessanti, e ho visto il David Letterman Show in lingua, così, per vedere cosa ricordo e capisco ancora... per il vero molto poco!
Scriverò come procede l'esperimento.
Scriverò come procede l'esperimento.
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