giovedì 14 dicembre 2017

Poesia

Due giorni fa, dalla mia scrivania, vedevo questo paesaggio...

mercoledì 22 novembre 2017

Stasera Giorgia ha scelto di vedere un cartone animato anziché leggere un libro prima di dormire.
Giorgia: "Papà, non mi leggere la fiaba perché é tardi e mamma non vuole, ho visto la tv"
Marito: "Allora ti racconto una storia breve: Un topolino cade in un buco. Fine"
Giorgia pensa e poi: "Inizia bene e finisce male"
Il senso dell'umorismo non le manca.

mercoledì 15 novembre 2017

#pulcinachecresce #nonsonopronta

Stasera la Pulcina mi ha letto la sua prima fiaba. Un libro letto a me, da un'altra persona, dopo tanto, tanto tempo.
Ricordi di letture passate che affioravano prepotenti.
E tanto orgoglio per quelle poche righe lette a una sillaba per volta, a volte lettera per lettera, con impegno profondo.
E poi, all'improvviso, la resa: "Ora sono stanca, leggi tu".
E via a una lettura più sciolta, più veloce, mano impegnativa. Ma sicuramente meno emozionante. Almeno per me.

domenica 12 novembre 2017

Oggi, all'improvviso, mi sono resa conto di cos'è la felicità: é un attimo fuggevole, un guizzo, uno sprazzo pizzicato tra momenti di stanchezza o di noia. La felicità bisogna saperla riconoscere e afferrare, perché é una sensazione talmente effimera che altrimenti non ci si rende nemmeno conto di averla provata. Se però uno riesce ad agguantarla e a trattenerla per qualche istante ne gode più a lungo, come se fermasse il fotogramma di un film. E allora capisce di averla avuta tra le mani, anche se solo per pochi attimi. Perché la felicità é fatta di mille piccoli momenti transitori, come un abbraccio inaspettato, il bacio di una persona cara, una caramella frizzante al limone chiusa in cassetto, un oggetto perduto e poi ritrovato, una doccia calda dopo aver preso la pioggia.
Oggi pomeriggio, ad esempio, ho raggiunto il Marito e il Nano che dormivano nel lettone. Al mio arrivo, il dormiente piccolo si é girato verso di me e mi ha abbracciata. Abbiamo appoggiato la testa sullo stesso cuscino e io mi sono addormentata accoccolata al suo corpicino tiepido e morbido, tenendo strette tra le braccia le gambine paffute. E in quel momento, proprio prima di cedere a Morfeo, ho toccato la felicità, ho cercato di trattenerla con me più a lungo possibile, di serbarne il ricordo, perché troppo spesso ci soffermiamo su cosa ci fa star male e non su cosa, invece, ci fa toccare il paradiso.

lunedì 30 ottobre 2017

Da Decathlon - realmente avvenuto
Marito: Scusi, cerco una lucina da appendere sul corpo per andare a camminare la sera, al buio.
Commesso: Eccola. Questa è a 3.99...
Marito:Funziona bene? È per mia moglie, se non funziona benissimo è meglio...

mercoledì 25 ottobre 2017

Le mie disavventure

Il Marito, due giorni or sono, ha acquistato in edicola il nuovo Skifidol Crunchy slime.

https://www.picclickimg.com/d/l400/pict/152749848620_/Nuovi-Skifidol-Crunchy-Slime-Croccante-con-Megaperle-Profumate.jpg
Con mia perplessità, ieri la Nana grande l'ha portato a scuola. Quando in pausa pranzo la scuola ha chiamato il Marito per avvisarlo che la bambina si era messa il suddetto Skifidol dei capelli e che dovevamo andarla a prendere, i miei peggiori presentimenti si sono avverati.
Il più calmo della coppia, sfruttando la sua pausa pranzo di lavoro, è andato a scuola a raccattare la Monella, e mi ha mandato la foto della situazione per come si presentava:


Da lì è scattata la ricerca su Internet per capire come risolvere la situazione, con successive prove veloci con olio di oliva e poi acqua calda, che non hanno sortito alcun risultato.
Al termine della giornata lavorativa ho preso in mano la situazione e la Pulcina: dopo una ulteriore prova a base di acqua calda sono corsa dal parrucchiere di fiducia (Curletto di Ciriè) dove abbiamo provato a staccare il maledetto Skifidol col ghiaccio (nessun risultato) e poi ci siamo messe nel lavandino del negozio e, con l'aiuto di ben tre lavoranti, shampoo, balsamo, acqua bollente, pettine a denti fini e tanta pazienza, siamo finalmente riuscite nell'impresa.


Quindi, a tutti quelli con figli fantasiosi che sperimentano lo Skifidol sulla propria capigliatura consiglio:
acqua bollente con shampoo e balsamo a go-go e un pettinino a denti fini per "tirare" la sostanza appiccicosa verso il fondo della capigliatura facendo ben attenzione a prendere ciocche piccole e non spanderlo su tutta la folta chioma. Consiglio altresì tanta pazienza e un pochino di manualità (l'abilità del parrucchiere è stata utile).

lunedì 16 ottobre 2017

#questionedipriorità

Ieri ho avuto la seguente conversazione con il Nano: - "Sei il mio amore?" - "Sì" - "Ti voglio bene, sai quanto?" - "Mamma, finisco di mangiare e poi ti parlo"

venerdì 13 ottobre 2017

Il Nano piccolo stamattina, dopo aver ascoltato per l'ennesima volta "L'esercito del selfie", si è prodotto in una spettacolare imitazione di Pippo Baudo: "L'ho inventato io, il formentone!" (Tormentone, NDR).

lunedì 9 ottobre 2017

Un weekend da sposini

Dopo un settembre fatto di nuovi inizi e cambi di orari-maestre-compagni, io e il Marito abbiamo deciso di regalarci un weekend solo per noi. Non avendo tempo alcuno per organizzarlo, ci siamo accodati al gruppo della Pro loco di Balangero, che proprio per il weekend da noi scelto aveva preparato una gita di due giorni a Trieste e Redipuglia. Viaggiare in gruppo non è sempre facile, ma dà anche spunti per riflettere. Per esempio su come si vuole invecchiare.
Il bilancio del viaggio è positivo, anche se le giornate sono state faticose. Abbiamo avuto la fortuna di capitare nel weekend della Barcolana, l'evento dell'anno a Trieste, una gara di vela in cui partecipano professionisti ed amatori e la città fa festa. Ci sono bancarelle e stand gastronomici con ghiottonerie locali per noi inedite. Ieri abbiamo apprezzato il castello Miramare con il suo meraviglioso giardino, in cui i vicoli e i belvedere si sprecano. Avrei potuto passeggiare per il resto della giornata. Sul ritorno tappa a Redipuglia, per ricordare chi ha perso la vita per una Patria che oggi forse è un po' maltrattata. Arrivo in nottata e oggi eccomi in ufficio, i caduti ormai distanti.

venerdì 6 ottobre 2017

Ironia nanesca

Antefatto: il Pulcino piccolo un paio di settimane fa è stato morso malamente da un coniglio grosso come un gatto persiano, avendo infilato il morbido ditino nella rete della gabbia. Due sere fa, il Marito leggeva alla Pulcina una storia con alcuni conigli. E la Pulcina ha esclamato: "Ah, il nemico di Vittorio!" :)

giovedì 5 ottobre 2017

Tentativi di scrittura

Traduzione: Il coniglio si chiama Lucciola 😉
Stasera a cena coi nani si parlava dei tre moschettieri. Il loro motto per il Pulcino piccolo é diventato: "Uno per due e uno per due!" 😊

martedì 19 settembre 2017

Benvenuto nelle Coralline!

Oggi il Pulcino ha iniziato la materna. L'ho accompagnato a scuola con i suoi jeans e il suo maglioncino blu da cui spuntava, timido, il colletto bianco della camicia: il primo giorno di scuola va celebrato anche con un po' di eleganza! Il Nano è entrato trullo trullo e sorridente, riconoscendo la scuola in cui è transitato per due anni accompagnando la sorella prima di andare al nido. Quando abbiamo svoltato in un corridoio sconosciuto, però, ha avuto qualche tentennamento e alla vista delle nuove maestre mi ha guardata perso. Il mio cuore ha avuto un cedimento, così mi sono seduta accanto a lui a fare le costruzioni, sotto lo sguardo severo della maestra. Il Nano mi teneva vicina, guardandosi intorno un po' intimorito. Dopo un quarto d'ora è arrivato il momento della merenda coi biscotti, e lì ho visto un'ombra di speranza accendersi sul suo viso: non tutto è nuovo in questa scuola! Le maestre mi hanno fatto poi cenno di andare, così ho lasciato il Pulcino in balia dei suoi timori e delle sue timidezze, andando in ufficio con un groppo al cuore. Quando il nonno è andato a riprenderlo, dopo un paio d'ore, sembra lo abbia trovato sereno. A volte mi pare che siano più le mamme ad aver bisogno di assistenza, nei primi giorni di scuola.

venerdì 15 settembre 2017

Rosaciocking

Il primo istinto di Serena era stato quello di darsi alla fuga e andare a bere una bella cioccolata al solito caffè di piazza Vittorio, guardando le macchine sfilare a ritmo lento nella via e assaporando l’aroma intenso della bevanda. Poi aveva pensato: “Ma perché sempre la cioccolata quando a Torino la bevanda tipica è il bicerin?!” Qualcosa dentro di lei era cambiato. Aveva deciso che nessuno l’avrebbe fatta più sentire la co-protagonista di una storia d’amore e nessuno avrebbe più influenzato le sue scelte. Aveva guardato Debora dritto negli occhi, le aveva rivolto un sorriso che era più un ghigno ed era andata con passo marziale a presentarsi: - Ciao. Io sono Serena, quella che ti ha preceduta al fianco di Massimo. Bum. Una bomba all’improvviso. La ragazza-cioccolato si era trasformata in ragazza-peperoncino. Debora era rimasta a bocca aperta e per lo stupore aveva traballato un attimo sui tacchi a spillo delle scarpe maculate. “Nemmeno il buon gusto di abbinare vestiti ed accessori”, aveva pensato Serena subito dopo, e con questo aveva definitivamente liquidato la questione Debora, che peraltro non era riuscita a spiaccicare una sillaba. Ora non rimaneva che lasciarsi andare al cioccolato, tema del corso e in qualche modo fulcro della vita di Serena. Ma l’insegnante si faceva aspettare. “Come minimo ci sarà suor Germana a tenere questo corso”, pensava tra l’ironico e il sarcastico Serena, quando ecco l’insegnante apparire in una nuvola di cacao quasi palpabile. Aveva un grembiule rosso con tante olandesine disegnate sopra, un improbabile cappello da cuoco messo di sghimbescio e riccioli ribelli che scappavano da tutte le parti. E non era suor Germana. “Accidenti! A parte i baffi non le assomiglia per niente”, aveva pensato Serena. Finalmente la sua verve era tornata a farsi sentire. Se Maddy avesse ascoltato i suoi pensieri avrebbe subito capito che Serena ormai lo era non solo di nome, ma anche di fatto. Forse l’intermezzo con Enrico era servito a farle dare un definitivo colpo di spugna al passato o forse quel corso era proprio quello che ci voleva. Comunque Serena da quel momento non ebbe più tempo di pensare, perché Giulio, questo il nome del pasticcere, aveva subito iniziato a nominare tutti gli strumenti del mestiere che avrebbero utilizzato in quella prima lezione, dedicata alla preparazione di un’autentica cioccolata calda. Gli allievi avrebbero dovuto seguire a puntino le istruzioni, poi ognuno avrebbe assaggiato la cioccolata degli altri e dato un voto a ciascuna, fino a decretare il vincitore. Così tutti si misero all’opera. Nel giro di un’ora Serena aveva i baffi di cioccolata più grandi della sua vita, una macchia procurata chissà come sulla punta della scarpa destra, le unghie nere di polvere di cacao e un sorriso a trentadue denti di cui un buon numero sporchi di cacao. Il sorriso era dovuto non solo dalla quantità di bevanda bevuta, ma anche dalle attenzioni che Giulio sembrava prestarle. Serena era sfavillante. Una battuta dietro l’altra, una risata argentina che le sgorgava direttamente dal cuore come non le succedeva da anni, una voglia di divertirsi ritrovata. E alla fine della lezione via a casa a scrivere a Maddy, un giro di valzer sul tappeto persiano con l’Incredibile tra le braccia e lo schermo del computer che si accendeva: Maddy, finalmente ho cominciato il corso. Non ci crederai: Debora (sì, Debora di Massimo!) segue le lezioni con me. Ma la sorpresa non è questa. La vera sorpresa è che sono riuscita a dirle chi sono io e soprattutto sono riuscita a ignorarla per tutta la sera. Bè… quasi. Tranne quando ho messo un po’ di sale nella sua tazza di cioccolata. ; - ))) Dai, lo so che non ho più quindici anni, però qualche piccola soddisfazione posso ancora togliermela, no? E poi la fortuna sembra girare dalla mia. L’insegnante è un uomo che nemmeno tu potresti disapprovare: spiritoso, carino (riccio e moro come piace a me, ma con gli occhi blu come piace a te), culturalmente stimolante (mentre preparavo la mia cioccolata ho buttato qua e là alcune citazioni che lui ha raccolto) e stranamente libero. Bè, diciamo che non ha la fede. Potrebbe essere un inizio. Insomma, in occasione di CioccolaTò devi assolutamente venirmi a trovare. Io nel frattempo cerco una scusa per fartelo conoscere. Ti abbraccio forte, Serena Cnajkfv L’Incredibile le era saltato in grembo reclamando la sua attenzione e facendola sobbalzare di spavento. Ma per stasera aveva finito. Chissà cosa le avrebbe riservato il domani.

giovedì 14 settembre 2017

Riportare un lenzuolo di proprietà del nido dimenticato in un armadio dallo scorso anno e provare un nodo in gola e un senso di nostalgia per qualcosa che è definitivamente passato e non tornerà più...

mercoledì 13 settembre 2017

Il piccolo di casa non si è smentito nemmeno il primo giorno di scuola della Pulcina: entrando in classe con noi che la abbiamo accompagnata si è aggrappato alle gambe del Marito esclamando: "Ma non lacciate qui anche me, eh?"

Si diventa grandi!

Abbiamo iniziato. La cartella più grande di noi, i codini di rito, la gonna di tulle, le lacrime in tasca di mamma, il cuore gonfio di emozioni, le maestre nuove. E Giorgia che chiede (un po' preoccupata) prima di dormire: "Mamma, ma come mi insegnano a leggere?". E le rassicurazioni di mamma, preoccupata più di Giorgia. Un altro passo verso l'indipendenza é compiuto. Tra qualche anno saprò fare senza di lei.

domenica 10 settembre 2017

Nuovi inizi

E così anche il City camp é finito. Venerdì sera abbiamo assistito alla recita di fine corso, in cui la Pulcina, per dirla con le sue parole, faceva il "Settenano", Mammolo, quello timido. Molto appropriato. Ha recitato la sua breve parte con una vocina sottilissima, in preda all'emozione. Nonostante il microfono, non si è sentito nulla. E però ha fatto la sua parte. Coraggiosamente, é salita sul palco con gli altri nanetti. Coraggiosamente ha sfilato, cantato e ballato. Coraggiosamente, ha recitato la sua frase "My name is Giorgia. I am Bushful" (che nella sua versione dei fatti é diventato Baseball 😂). La voce le é un po' mancata (come avrei voluto gridare io per lei!) ma non si è tirata indietro. E anche questa è una prova, una dimostrazione di crescita. L'esperienza, dopo parecchi tentennamenti iniziali ("Ma qui parlano tutti inglese?"), le é piaciuta ("L'anno prossimo possiamo rifarlo?"), anche se mi ha confessato che il momento preferito era l'intervallo. E così anche il City camp é finito. L'estate scivola via insieme agli ultimi raggi caldi e domani le elementari cominciano. Gulp.

martedì 5 settembre 2017

Dance night

Quest'anno abbiamo iscritto la Pulcina al City Camp inglese che si tiene nel paesino vicino al nostro. Molto ben organizzato, con ragazzi madrelingua desiderosi di divertirsi e far divertire i bambini. Con molte iniziative volte ad avvicinare i bambini alla lingua senza farlo diventare un dovere. Questa sera, per esempio, l'organizzatrice ha preparato una dance night a tema "Notte degli Oscar", in cui i bambini potevano vestirsi eleganti o come i loro personaggi preferiti dei film. La Pulcina ha scelto le Winx. Ci siamo date da fare e...

Meno male!

lunedì 28 agosto 2017

Piccoli nani crescono

Ieri prima volta al cinema per Vittorio! Incredibilmente ha assistito a tutto lo spettacolo: Cattivissimo me 3.

domenica 13 agosto 2017

Il mondo è bello perché è vario

... Venire a sapere che mio fratello è diventato medico ufficiale della Juventus da un post sibillino su Fb e da alcune spiegazioni avvenute per caso cucendo con mia zia. #robedamatti

venerdì 4 agosto 2017

Traguardi

Arrivare a 41 anni suonati per prendere finalmente consapevolezza di sè, sentirsi bene anche con un po' di ciccia in più e indossare finalmente ciò che piace... non ha prezzo!

mercoledì 2 agosto 2017

Un amico è per sempre

La scorsa settimana ci siamo trovate, con le amiche di scuola, per la cena annuale che abbiamo introdotto da quando si sono avvicinati gli "anta". Ci è venuta la voglia di stringere di nuovo le maglie di un'amicizia lasciata in sospeso, congelata diciamo, in quegli anni in cui ciascuna era troppo presa a portare avanti i suoi progetti personali, lavorativi o famigliari che fossero. Una nuova maturità, almeno per quanto mi riguarda, mi spinge nella loro direzione.
Loro che mi conoscono da ormai una ventina d'anni, qualcuna anche di più, loro che si ricordano di me da adolescente, loro che creano un gruppo WhatsApp e scrivono settimanalmente(a volte di stupidate, a volte di cose serie), loro che ci sono per tirare su il morale o dare un consiglio, loro che ridono per i codini che ancora ogni tanto mi faccio nonostante (come mi hanno fatto gentilmente notare) i quaranta. Loro che ogni tanto inviano le foto delle gite scolastiche dell'epoca, loro che hanno figli molto più grandi dei miei e spesso dicono: "Aspetta che i tuoi siano adolescenti!", loro che sanno con cosa smacchiare un vestito, loro che "Stavolta è l'ultima volta che combiniamo, è troppo complicato". E' bello conoscere qualcuno da così tanti anni, qualcuno che si ricorda dei tuoi momenti migliori e pure di quelli peggiori, e però ha lo stesso voglia di frequentarti. E' bello trovarsi e ridere delle pazzie fatte a scuola, giurando di non raccontarle mai ai nostri figli. E' bello avere amiche che ti conoscono davvero e, nonostante questo, ti apprezzano (forse).

domenica 18 giugno 2017

Con ottime probabilità, anche quest'anno, credo per il sesto anno di fila, ci dimenticheremo del nostro anniversario di matrimonio. Un po' perché siamo pessimi nel ricordare date e ricorrenze, un po' perché prosciugati dai due Nani che, bontà loro, finalmente si sono messi a dormire (alle 23) dopo una giornata di passeggiate all'aperto, tanto per fare un esempio. E anche un po' perché sia io che il Marito, quando abbiamo deciso di unire i nostri Io in un Noi, lo abbiamo fatto pensando a un Noi decisamente più grande e più bello della somma delle nostre due identità, e questo Noi effettivamente lo celebriamo ad ogni compleanno, festa del papà e della mamma, Natale, Pasqua, ponti, gite fuori porta, ad ogni colloquio con le maestre, lezione di inglese e bracciata in piscina. In questo Noi a quattro voci c'è ormai poco spazio per il Noi originario, quello da cui tutto é partito. E va bene così. Perché sia io che il Marito non siamo la coppia da cuoricini e frasi sdolcinate sul diario Fb del consorte (il Marito in tutta onestà non mi ha nemmeno voluto dare l'amicizia virtuale perché dice che gli rompo già l'anima nella vita reale), non ci regaliamo cioccolatini né scriviamo poesie per l'altro, a volte non ci chiamiamo neanche "amore" o "tesoro". La frase con cui mi ha chiesto di formare una famiglia, in una brumosa domenica mattina di circa 9 anni fa, é stata: "Ho verificato che riesco a sopportarti. Ci sposiamo, a sto punto?". E, contro ogni apparenza, l'ho trovata una frase romantica davvero: dirmi con consapevolezza che era disposto a sopportare tutte le mie manie e i nervosismi e le ansie per il resto della sua vita mi é sembrata la dichiarazione più bella che potesse farmi. Come dicevo, non adottiamo frasi zuccherose, ma ci siamo l'uno per l'altra e tutti e due per i bambini. Ci siamo quando bisogna decidere come gestire una situazione difficile, ci siamo quando è ora di fare da taxi, ci siamo quando bisogna approntare la cena e svegliarsi durante la notte per una febbre o una pipì improvvisa. Ci siamo quando qualcuno sta male e ci siamo per una gita al mare. Ci siamo per prenderci in giro e ridere delle stesse cose. Poche parole ma tutti i fatti, quelli che contano e quelli che no. Perché l'importante, per come la vedo, non è mandarsi faccine innamorate, ma portare fuori la pattumiera al posto dell'altro quando fa freddo, fargli una tisana se sta male e dargli la propria coperta quando è intirizzito, ricordargli di prendere le medicine e aiutarlo a cercare la patente, dividersi le incombenze e spartirsi i pensieri. L'importante é scegliersi tutti i giorni.

venerdì 16 giugno 2017

In casa abbiamo una futura ballerina e un futuro muratore (“Mamma, io da gande monto case”). Questo la dice abbastanza lunga sui miei figli e sulle loro personalità, anche se ancora in via di evoluzione. La Pulcina è un’artista, una sognatrice, una persona che si perde in mezzo a pensieri e progetti dimenticandosi spesso del presente, mentre il Nanetto è un pragmatico, uno che vuole sistemare le cose, uno che quando ti vede scalzo ti porta le ciabatte, ma è anche una persona libera, che ama viaggiare nuda ed è orgogliosa di se stessa (alcune sere fa, guardando si allo specchio: “Ciono bello!”). Spero che la vita sia generosa nei loro confronti, e specialmente verso la Pulcina, che tra un sogno e l’altro presenta una buona dose di sensibilità. Il Nanetto, se continua così, non credo avrà problemi di sorta.

venerdì 9 giugno 2017

Riflessioni mattutine

Rimango sempre positivamente colpita dalla consapevolezza dei bambini. Ogni volta non me lo aspetto, ma i bambini sanno avere una profonda coscienza di sé e del mondo. Questa mattina ad esempio sono rimasta stupita da come mia figlia abbia interiorizzato, a nemmeno sei anni, la notizia che non ci sarò per sempre. Mi chiedo, senza avere risposta alcuna, se questo sia dovuto al fatto che io ho perso la mia, di mamma, prima che lei nascesse e quindi lei abbia realizzato un qualche collegamento inconscio sulla caducità delle mamme. Questa consapevolezza mi ha un po’ rattristata. Non tanto per la notizia della mia futura dipartita, quanto perché ritengo che a 5 anni uno dovrebbe credere che tutto sia possibile, dall’esistenza di Babbo Natale all’immortalità delle persone care. Dall’altro lato penso però che questo avere una coscienza degli eventi così come sono (esistenza di Babbo Natale a parte), le procurerà forse meno delusioni e in qualche modo le consente oggi di vivere appieno la mia presenza. Stamattina, per l’appunto, mi ha detto: “Ho paura di fare i buchi alle orecchie”, e io: “Allora non farli, nessuno ti obbliga. Puoi decidere quando sarai più grande, se credi”. Ci ha pensato un pochino, poi: “Li farò quando sarò più grande, ma quando tu ci sei ancora”. In qualche modo questo mi ha indotta a pensare che accetterà la mia scomparsa con obiettività, avendo già messo in conto che è un evento che, speriamo in un futuro lontano, si presenterà. Ciò mi ha lasciato un gusto agrodolce, perché egoisticamente è un po’ difficile accettare che chi amiamo in modo così assoluto possa fare a meno di noi, ma d’altra parte la serenità dei figli e la loro presa di coscienza del mondo è forse l’obiettivo a cui un genitore deve tendere.

mercoledì 7 giugno 2017

Sfruttamento di moccoli

Stasera stavo pulendo il nasino al piccolo di casa, che si dimenava come dieci Nani che si dimenano. A un certo punto dico: " Aspetta, hai ancora un moccolo nel naso" e lui, prontissimo: "No, é andato a lavorare"

martedì 6 giugno 2017

#Lecoseimportantidellavita #100% Vittorio

Mamma: "Allora buonanotte, amore. Fai bei sogni"; Nano: "Ci, ciogno biccotti, ciccia, pesce e anche wuttell"

giovedì 25 maggio 2017

Mamma avvisata, mezza salvata

- "Guarda che oggi ti porto a scuola e ti lascio lì. Stasera prendo al tuo posto un bambino che non faccia i capricci. Lorenzo ne fa capricci? - "No, però ttai attenta pecché ti modde"

mercoledì 10 maggio 2017

Il destino di ogni mamma

Andare al colloquio di fine anno con le maestre della grande, che lascia la materna per le elementari. Sentirsi dire che con lei è facile, che è terreno fertile, che in quest'ultimo anno ha acquisito leadership. E anche che è flemmatica e distratta, che vive in un mondo suo, a volte. Che non se la prende troppo per le cose e si tiene i suoi spazi. Che se continua così andrà bene. E sentirsi felici. Pensare che, in un mare di decisioni da prendere e insegnamenti da passare, qualcosa di buono lo hai fatto, dopo tutto. Domani ricominceranno i dubbi su come procedere per assecondarli nella loro crescita senza soccombere, sempre in equilibrio tra quello che vorresti tu e quello che vogliono loro, ricordandosi costantemente che quel che è meglio per loro a volte non é comodo o facile ma ove possibile da tenere in considerazione. Ma oggi avere il cuore pieno di orgoglio per quel disegno non così diverso da quelli dei compagni e per te lo stesso unico. Pensare che le piccole conquiste quotidiane, che tutti fanno, sono in qualche modo più conquiste di quelle degli altri. Eccolo, il destino di una mamma: Ridursi come tutte le altre che avevi sempre preso in giro per quell'orgoglio malcelato con cui dicono, di fronte a uno scarabocchio: "Ricorda un po' un Van Gogh".

giovedì 4 maggio 2017

Disney princesses

Can you recognize each of them?

giovedì 27 aprile 2017

Lezioni di inglese

#lasaggezzanonl'hapresadame

- "Siamo in ritardo. Siamo sempre in ritardo. Miseriaccia. Giorgia, tu che hai una risposta per tutto, sai dirmi perché siamo sempre in ritardo?" - "Facciamo troppe cose, mamma" - "Ah" Più semplice di quel che sembra.

venerdì 24 marzo 2017

Come darle torto...

Conversazione realmente avvenuta: Pulcina: "Ma i numeri sono infiniti?", Io: "Sì, come la pazienza delle mamme", Pulcina: "Beh, la tua pazienza a un certo punto finisce, mamma. Anche abbastanza in fretta", Io: ...

giovedì 9 marzo 2017

Cuore di mamma (la crescita è una questione di cadute)

Nel giorno della festa della donna mi accorgo di quanto lo stia diventando la mia, di donna. Cresce giorno per giorno e mi sfugge la percezione del cambiamento, essendo costante ma poco avvertibile. Certo, i pantaloni e le calzine si fanno corti, ma sfugge lo sviluppo nel complesso, la quotidianità lo rende quasi invisibile, se non quando c'è un balzo: il primo dentino che spunta, il primo Natale, i primi passi, il primo giorno di nido, la prima bronchite, lo spostamento del lettino nella sua cameretta, il primo dentino che cade. Mi sembra ieri che l'ho stretta tra le braccia per la prima volta, restando stupita di quanto somigliasse al suo papà. E invece ieri ha perso il suo primo dentino. Nel prato dell'asilo. Un altro salto nella crescita. Un altro piccolo colpo al cuore di una mamma, che in quel momento realizza come il suo pulcino si stia lentamente ma inesorabilmente trasformando in una chioccia. Ma quel cuore non è pronto a non arruffare più le piccole, soffici piume. Credo non sarà mai pronto, dovrà semplicemente rassegnarsi a vedere il pulcino prendere il volo, e guardarlo da lontano fare le sue acrobazie, sperando in cadute non troppo dolorose e con i giusti accompagnatori. Quel cuore, questo cuore, dovrà scortare il pulcino lungo la pista di decollo, facendosi da parte al momento giusto, cercando di guidare il pulcino a scegliere cuori altrettanto sinceri, che vogliano seguirlo nelle sue avventure giorno dopo giorno, senza abbandonarlo mai.

lunedì 27 febbraio 2017

La versione di Giorgia

Vic, ti racconto Cappuccetto Rosso. [...] "Nonna, che orecchie grandi che hai"; "Per ascoltarti meglio"; "Nonna, che occhi grandi che hai"; "Per vederti meglio"; "Nonna, che peli lunghi che hai"; "Perché non mi sono passata il silkepil!"

giovedì 2 febbraio 2017

Conquiste

Oggi Vittorio si è messo le mutandine da solo. Ci ha provato anche con le calze, ma non riusciva a capire dove mettere il "pallone" e così dopo un po' di è arreso e mi ha detto: "Mi iuti?". Io ho risposto: "Certo, sono qui per questo, per aiutarti. Se non lo fa la mamma, chi lo fa?". E il pulcino mi ha stupito con un: "La maetta" (maestra, ndr).

lunedì 30 gennaio 2017

Solidarietà

(solidarietà maschile) Giorgia: "Papi, mi fai il latte?" Vittorio: "Chiedi a-mmamma... Papi ha male a cchiena" (... E solidarietà femminile) - "Mamma, perché ti trucchi? Sei già bellissima così" #ognitantol'autostimasirafforza #graziegiorgia